Da: Il Cittadino
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Crespiatica Tonnellate di scarti di raffineria, naftalene, vernici e liquami al cromo rinvenuti in terreno, cisterne e capannoni
Ex Ra.Bo. crocevia dei rifiuti tossici: mercoledì il punto sulla bonifica
Crespiatica Spedizioni di “merci varie” in Somalia e in Kenya e morchie di raffineria ritirate dalla Sardegna e finite chissà dove, identiche a quelle interrate nello stabilimento dismesso: è la storia, iniziata negli anni Cinquanta, dell’area nota come ex Ra.Bo. di Crespiatica, 40mila metri quadri di prato recintato da muri pieni e capannoni all'ingresso del paese, all’angolo con la provinciale 235. Una storia mai scritta se non, in parte, negli atti di Asl e Arpa di Lodi per una bonifica già costata cinque milioni di euro, le cui somme verranno tirate, dal punto di vista ambientale, nella conferenza dei servizi di mercoledì prossimo, in comune a Crespiatica. «Potrebbe essere l’atto finale - confida il sindaco Anna Ogliari -, poi finalmente il terreno potrà essere utilizzato per insediamenti produttivi. Mai, e lo sapevamo, per destinazioni residenziali: rimarrà comunque sempre troppo inquinato per abitarci».All’Arpa di Lodi però sono, purtroppo, più cauti: «La conferenza dei servizi sarà un momento di verifica ma poi rimarrà, ad esempio, il problema della prima falda acquifera contaminata - spiega il funzionario Walter Di Rocco -. Temo sia presto per cantare vittoria, prima dobbiamo valutare le analisi». A dirigere la bonifica l'ingegner Claudio Tedesi.nLA BONIFICA INFINITA Finora a pagare è stata la Regione Lombardia: due miliardi di lire alla fine degli anni ‘90 per la messa in sicurezza delle cisterne, piene di sostanze infiammabili e soluzioni sature di cromo, bonifica affidata alla Servizi industriali di Orbassano, quindi altri 500 milioni per portare via tonnellate di latte e bombolette di vernice abbandonate in un capannone, e ora, con un appalto assegnato a fine 2004, per 1,7 milioni di euro, sempre alla Servizi Industriali, e arrivato ora a superare i 3 milioni, la rimozione di tutto il resto. «Ci sono stati almeno un paio di aggiornamenti in corso d’opera», ricorda il sindaco.L'azienda era nata come Iclo, Industrie chimiche lodigiane, e produceva naftalene, naftalina per i profani: in adiacenza del confine nord dell’area ne sono state ritrovate grosse quantità, interrate, e tanti ricordano come, ancora alla fine degli anni Novanta, chi passeggiava nell’ex Ra.Bo con scarpe di plastica si ritrovava le suole liquefatte. Poi, l'attività chiude e tra gli anni Settanta e Ottanta arriva, dal Milanese, la Ra.Bo. Produce, o meglio, confeziona e vende, vernici. Poi chiude. Negli anni Novanta arriva la Nec, che fa capo a Giorgio Manenti, marito di Heather Parisi. È una società immobiliare, probabilmente convinta di aver fatto un investimento strategico. Ma qualcuno a questo punto si accorge che qualcosa non va: all’Asl di Lodi arriva la segnalazione di odori di solventi e si cominciano a scoprire i veleni. La Nec avvia una bonifica, poi però fallisce. E l’Asl e il comune portano la pratica all'attenzione della Regione. Sotto il sindaco Natale Moroni, e con assessore all’ambiente Antonio Redondi, le bonifiche finalmente iniziano. Nel frattempo, con l'avvocato Antonio Pilia di Milano, il comune si insinua come creditore privilegiato nel fallimento Nec: il proprietario è tenuto a pagare la costosissima bonifica. Ma il comune non ha ancora preso una lira. anzi, ricorda il sindaco, «quando abbiamo dovuto espropriare il terreno per la nuova rotonda l’abbiamo dovuto pagare, al curatore del fallimento».A ricordarsi delle spedizioni in Somalia e in Kenya è invece un cinquantenne di Crespiatica, ora dipendente pubblico, M.N., che però chiede l’anonimato: «Avevo lavorato alla Ra.Bo. quando ero ragazzo, per poche settimane e senza contratto, e mi ricordo che si imballavano grosse quantità di latte per vernice vuote e di fogli di formica da spedire in Africa. Mi domandavo cosa ci avrebbero fatto là». Ufficialmente non rifiuti, ma materie prime e semilavorati. Certo che la parola Somalia, dopo l’assassinio della giornalista Ilaria Alpi che indagava su traffici di rifiuti e le rivelazioni del pentito di ‘Ndrangheta Francesco Forti su rifiuti chimici spediti in Africa o caricati su navi fatte affondare, può fare paura. Solo suggestioni, però, e nessuna prova.nNESSUNO PAGADi certo c’è invece che nell'area di Crespiatica sono state sepolte, nei decenni passati, tonnellate di fondami di raffinazione petrolifera (anche qui, non vi è certezza che siano le stesse della vecchia fattura rinvenuta negli uffici abbandonati), raccolte in “big bags“ e poi ricoperte con terra, gettate di cemento e, in un caso, con un capannone. Come al processo civile per i danni, al processo penale per inquinamento ci è finito il solo Manenti. Non perché abbia inquinato, ma perché avrebbe dovuto segnalare la situazione agli enti competenti. Si è ritrovato con il classico “cerino in mano”. Chi ha usato la fabbrica come discarica è impunito. Settimana prossima forse i lodigiani sapranno quanto rischiano di dover pagare ancora di tasca loro per chi ha usato uno stabilimento come discarica. «Ma in quegli anni - conclude un esperto di ambiente - tante industrie i loro scarti li sotterravano, li spedivano ad altri che a loro volta li sotterravano oppure li facevano gettare in mare».Carlo Catena

