Sicurezza e disinformazione ... sulla pelle delle donne.

no alla violenza sulle donne


Nella sola giornata di Martedi, a San Giuliano, sono venuti alla luce due episodi di violenza sulle donne (e chissà quanti ne accadono senza che se ne sappia nulla).

A partire da ciò che riscontriamo anche nei nostri territori è necessario, a nostro avviso, riflettere su come questa tematica della violenza sulle donne (che ha numeri sempre più elevati e preoccupanti) sia in atto una sporca operazione di disinformazione che mira a diffondere paure per raccogliere repressione e controllo.

Invece di evidenziare con preocupazione quanto sia in espansione la cultura omofoba nel nostro paese e cercare di costruire azioni in grado di arginare il fenomeno, l’attenzione viene tutta spostata sul tema della sicurezza quindi, di conseguenza, l’immigrazione, i romeni, i clandestini, mettendo malamente e volontariamente tutto nello stesso calderone.

Per questo motivo riportiamo qui di seguito gli articoli de Il Cittadino riguardo a questi fatti di cronaca e un articolo preso dal sito della Comunità San Benedetto al Porto di Genova che ci sembra centrare il nocciolo della questione, con l'intenzione di riuscire a dare un, seppur minimo, spunto di riflessione.

Buona lettura
Il Nodo Redazionale

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Da Comunità San Benedetto al Porto
http://www.sanbenedetto.org/

Sulla pelle delle donne.
di Milena Zappon

Ecco arrivare nuovamente l’”emergenza stupri”. Ancora una volta, dei tragici e drammatici fatti di cronaca vengono usati, strumentalizzati ad uso e consumo di campagne politiche nazionali e locali per invocare “mano forte” contro gli immigrati.

Lo ha fatto il governo precedente di centro sinistra, lo ripropone immediatamente il nuovo governo di centro destra, soprattutto in vista del ballottaggio nella città di Roma del 27 e 28 aprile.

L’attenzione viene spostata tutta sul tema della sicurezza quindi, di conseguenza, l’immigrazione, i romeni, i clandestini, mettendo malamente e volontariamente tutto nello stesso calderone. Cercando di fare più confusione possibile, come in una gara a chi inebetisce di più il pubblico davanti allo schermo o ad un giornale. Su questo si prepara ad agire la destra al governo. Si perché il problema dell’Italia sembra essere il “clandestino” e non la violenza sulle donne. E’ sufficiente uno sguardo ai dati dell’Istat e del Viminale per capire invece che il problema è più generale e riguarda la quotidianità, la normalità...l’ambito familiare. Ai media i dati sembrano interessare molto poco, fa più audience sicuramente la notizia strillata, la cronaca spicciola, veloce, che ti propone magari un pacchetto già pronto. E la scelta più facile, per il cittadino, è farselo bastare questo pacchetto, senza andare a guardare più in là, oltre il proprio naso.

Alcuni dati Istat e del Viminale I dati che vi proponiamo sono facilmente reperibili su internet e ci aiutano a comprendere maggiormente la realtà. Nel 2006 sono stati denunciati 74mila stupri. La maggior parte delle violenze arrivano dal partner o ex partner. Il 70% degli stupri è commesso dal patner e la grandissima maggioranza (oltre il 90%) non è mai stata denunciata. Nel 24,8% dei casi la violenza è stata ad opera di uno sconosciuto. Poi ci sono gli ’stalking’, cioè comportamenti persecutori che in molti casi non vengono riconosciuti come tali. Un indagine Istat ha contato 2 milioni e 77mila casi di questi comportamenti persecutori. Nel 2007 un milione di donne ha subito violenza, fisica o sessuale. Solo nei primi sei mesi del 2007 ne sono state uccise 62, 141 sono state oggetto di tentato omicidio, 1.805 sono state abusate, 10.383 sono state vittime di pugni, botte, bruciature, ossa rotte. I dati ufficiali riportano un altro dato inquietante.. Da noi la violenza è la prima causa di morte o invalidità permanente delle donne tra i 14 e i 50 anni. Più del cancro. Più degli incidenti stradali. Una piaga sociale, come le morti sul lavoro e la mafia. E il pericolo per le donne, oltre alla strada, è anche la normalità.

La realtà Se nell’immaginario la violenza è quella del criminale appostato nella strada buia, le statistiche ci rimandano a una verità molto più brutale: che la violenza sta in casa, nella coppia, nella famiglia, solida o dissestata, benestante o povera. La violenza non è un problema di pubblica sicurezza, né un crimine di altre culture da reprimere con rimpatri forzati. Per modificarla va fatta un’azione ad ampio raggio. A cominciare dalla nostra società.

Clandestino uguale criminale I politici che scalpitano parlando di provvedimenti urgenti, aumento della repressione, aumento delle espulsioni, a casa tutti clandestini, mentono sapendo di mentire. Ma è noto che per un pungo di voti si è pronti a tutto... Mentono perchè quando si parla di romeni e clandestini si parla di due situazioni completamente diverse. I romeni (e i rom romeni) sono cittadini comunitari perciò inespellibili. I clandestini esistono in quanto persone che non riescono ad ottenere un permesso di soggiorno quindi a modificare il loro status perchè la legge non glielo permette. Cambiando legge (per semplificare) si avranno meno clandestini, con tutto quello che ne può conseguire positivamente. I politicanti sanno benissimo che non è possibile aumentare le espulsioni perchè sarebbe un costo troppo alto da pagare per le casse dello Stato. Lo prevede, tra le righe, la stessa legge sull’immigrazione Bossi Fini. La ricetta che verrà proposta, qualunque essa sia, probabilmente sarà oggetto di attenzione per qualche altro giorno ancora, attenzione che si sposterà verso qualche altra “emergenza”. Modalità molto italiana di trattare problemi importanti senza riuscire ad intaccarli con incisività. Ecco perché tutto quello che continueremo a sentire sarà solo ipocrisia e speculazione politica per recuperare voti.

Nel frattempo, per le donne, fra le mura domestiche o per la strada, nulla cambierà.

Genova, 20 aprile 2008
Milena Zappon
Comunità San Benedetto al Porto

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Da Il Cittadino
www.ilcittadino.it


San Giuliano
Accoltellata dal marito, resta gravissima
La 31enne vittima di una folle gelosia è ricoverata all’Humanitas
Il dramma si è consumato martedì: l’uomo ha ferito la moglie al collo e all’addome davanti a una delle figlie

Rimangono molto gravi le condizioni della trentunenne Vincenza R., accoltellata dal marito nella giornata di martedì, di fronte alla figlia di soli 4 anni. Dopo il lungo e delicato intervento a cui è stata sottoposta d’urgenza all’ospedale Humanitas di Milano, nel quale è arrivata in eliosoccorso gravemente ferita, ieri pomeriggio la donna era ancora in prognosi riservata. Mentre il marito, Mauro Mastropasqua, in stato di arresto con l’accusa di tentato omicidio, ha trascorso la notte presso la casa circondariale di Lodi. Martedì, dopo il tremendo gesto, è stato lui attorno alle 14 ad avvertire le forze dell’ordine, che a loro volta hanno allertato i sanitari del 118. La bambina, che ha assistito alla terribile scena di violenza domestica, si trova ora in un luogo protetto, insieme alle sorelle di 7 e 10 anni, che sono seguite da personale esperto. La causa dell’ennesima lite, è stato accertato, è legata alla gelosia che assillava il ventinovenne Mastropasqua, il quale era in cura presso il servizio psichiatrico dell’ospedale di Melegnano per disturbi psichici. La coppia, proveniente dalla Puglia, si era trasferita nell’appartamento di via De Nicola al civico 5 da pochi mesi. Dagli accertamenti degli inquirenti sarebbe emerso che in Puglia la famiglia Mastropasqua era seguita dagli assistenti sociali e viveva in una casa popolare assegnata dal comune. Lui pare che facesse il pescatore, fino a quando ha deciso di voltare pagina, e di rincominciare nel Sudmilano. Non sono ancora chiari i motivi che li hanno portati a San Giuliano, dove la donna aveva trovato un impiego di commessa, mentre lui risultava nullafacente. Sul territorio vivono i parenti di Vincenza, l’ultimo ad essere arrivato è il padre, cioè il nonno delle bambine, che è qui da solo un mese. Sulla storia della famiglia sono comunque ancora in corso le indagini, con l’obiettivo di fare piena luce sulla coppia, che è arrivata a San Giuliano con tanti problemi, e che si muoveva in una quotidianità caratterizzata, forse, anche da difficoltà economiche. L’unico stipendio infatti era quello che portava a casa Vincenza R., con il suo impiego di commessa nei centri commerciali. Il capofamiglia senza lavoro, la crisi coniugale accertata dal fatto che la coppia era in via di separazione, la violenza di Mastropasqua, che in passato aveva già alzato le mani sulla moglie, rappresentano del resto evidenti segnali che descrivono i contorni di un clima di alta tensione. E infatti la moglie, a fine marzo, aveva denunciato il marito per maltrattamenti. A distanza di neppure un mese, il marito le ha inferto tre coltellate, colpendola al collo, alla scapola e all’addome. Ora Vincenza R. si trova in osservazione: l’equipe medica dell’Humanitas tiene sotto controllo il suo stato di salute, in attesa di segnali di ripresa.

Giulia Cerboni

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Nelle stesse ore scatta un altro allarme: un operaio bloccato per maltrattamenti

Il giorno del tentato omicidio in via De Nicola, martedì, a San Giuliano si è verificato un secondo episodio di violenza in famiglia, ancora nei confronti di una donna. È successo in via Colombo, anche se in quel caso i carabinieri della tenenza sono intervenuti prima che la situazione potesse degenerare in tragedia. In manette è finito quindi un operaio di 42 anni, M.S. le iniziali, originario di San Giuliano e con alcuni precedenti penali: per lui l’accusa è di maltrattamenti in famiglia. L’uomo ha malmenato infatti la moglie, facendola finire al pronto soccorso. Le sue condizioni comunque non erano gravi: medicata dal personale del policlinico di San Donato, è stata dimessa con una prognosi di cinque giorni. Si tratta di una 37enne, B.C. le iniziali, casalinga. I due sono sposati da anni e non è chiaro se in passato, fra di loro, ci siano stati altri episodi di violenza. È stata proprio la donna, intorno alle 22.30 di marterdì, a chiamare i carabinieri al numero di emergenza “112”, segnalando l’ira del marito che si era scagliato contro di lei, per cause ancora da accertare. Quando i militari sono entrati nella casa, in una palazzina di via Colombo, hanno arrestato l’uomo in flagranza di reato. È stato quindi ammanettato e portato prima nella locale caserma per gli accertamenti, poi nella casa circondariale di Lodi.