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Ortomercato, la guerra dei bancali

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Da: La Repubblica
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Ortomercato, la guerra dei bancali
perde chi ha i documenti in regola
Le pedane per caricare la frutta sono un business fino nelle mani della malavita: escluse le cooperative pulite

di Sandro De Riccardis

Alle 4 di mattina, quando dal silenzio della notte arrivano in via Lombroso camion e camioncini carichi di arance e verdura, gli abusivi dei bancali sono pronti a muoversi, come una squadra di meccanici ai box della Formula 1. Sono lavoratori in nero e clandestini. Hanno scavalcato poco prima, indisturbati, le recinzioni. Sono pronti a scaricare la merce dai camion e avventarsi sui bancali che i coltivatori abbandonano nello spiazzo del mercato.

Per chi porta la frutta e la verdura i bancali diventano un rifiuto. Per chi aspetta ai piazzali, al 61 o al 63, sotto le tettoie come la 60 e la 65, sono pezzi a costo zero che potranno rivendere alle cooperative dei grossisti o a clienti esterni che arrivano apposta per rifornirsi di pedane di legno.

Troppe minacce, si scioglie Sos racket

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Manzi: "Palazzo Marino non ci appoggia"
Dopo 13 anni di attività e l’ennesima intimidazione — con l’incendio di un furgone della sua azienda di fiori a Caronno Pertusella — il presidente di Sos racket e usura ha deciso di mollare. "Non è paura della criminalità organizzata — dice — ma una resa per il silenzio da parte delle nostre istituzioni"

di Sandro De Riccardis

La sua ultima battaglia è stata contro il racket delle occupazioni abusive in via Padre Luigi Monti, una denuncia che ha portato negli scorsi mesi a squarciare il velo sul controllo della criminalità organizzata di interi quartieri della periferia. Ma ora, dopo 13 anni di attività, dopo l’ennesima intimidazione — con l’incendio di un furgone della sua azienda di fiori a Caronno Pertusella — Frediano Manzi, presidente di “Sos racket e usura” ha deciso di mollare. «Non è paura della criminalità organizzata — dice — ma una resa per il silenzio delle istituzioni: a parole sono per la sicurezza e la lotta alla mafia, poi lasciano sola una delle due associazioni antiracket di tutta la Lombardia. Abbiamo chiesto invano una sede sicura».

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